Viziare i bambini? La psicologia del bisogno infantile

Quando si ha a che fare con dei neogenitori e con i loro rispettivi neonati, la domanda che spesso noi Psicologi ci sentiamo rivolgere è: “Se ogni volta che piange lo prendo in braccio, rischierò di viziarlo? Cullandolo spesso, rischierò di rendere il mio bambino troppo dipendente dalla sua mamma?”

 

Chiaramente anche in questo caso i punti di vista autorevoli sono molti e spesso contrastanti. La nostra esperienza, però, ci dice che spesso attribuiamo il significato di “viziare” ad azioni che ci sembrano impegnative e faticose: ad esempio, tranquillizzare un bimbo che piange può risultare più difficile che lasciarlo da solo, giustificandosi con la convinzione che queste esperienze gli serviranno per crescere.

 

Soprattutto all’inizio della sua vita, infatti, il neonato concepisce la madre come qualcosa che fa parte di sé e provare la sensazione di esserne separato lo può terrorizzare. Partendo da questo presupposto, quindi, prenderlo in braccio per farlo addormentare o quando si sveglia di notte non significa viziarlo, ma soltanto rassicurarlo. Pian piano e nel rispetto dei suoi tempi il bambino imparerà a fare a meno dell’assidua presenza della madre, ma sarà tanto più capace di farlo quanto più avrà la sicurezza che sua madre è presente e attenta, sebbene separata da lui, e lo soccorre quando ne ha bisogno.

 

A tal proposito, si rivela appropriata una frase tratta dal libro Bésame mucho del noto pediatra spagnolo Carlos Gonzales: «Se un bambino grida “Papà!” e papà arriva, è indipendente. Se papà non risponde perché non ne ha voglia, il bambino dipende dalla sua voglia. Quando tu dedichi attenzione a tuo figlio, gli stai insegnando a essere indipendente. Dopo una separazione (una malattia, il lavoro della madre, l’inizio dell’asilo-nido), il bambino diventa più dipendente, ha bisogno di una maggiore quantità di coccole, di maggiore contatto, non vuole separarsi nemmeno per un momento dalla madre. Se gli dai il contatto di cui ha bisogno, finirà col superare la sua insicurezza; se glielo neghi, il problema diventerà sempre più grave. Quando un bambino smette di chiamare la madre perché non ne ha più bisogno non è come quando smette di chiamarla perché sa che, per quanto la chiami, lei non gli presterà attenzione.»

 

Insomma, se i vostri figli vi chiedono coccole e attenzioni, non “viziateli” comprando loro sacchi interi di regali natalizi, ma cercate di ascoltarli e fateli sentire tanto autosufficienti da riuscire a ottenere ciò di cui hanno più bisogno: il vostro amore.

 

…E tanti auguri.

Dott.ssa Monia Giannecchini  – Psicologa Psicoterapeuta